C’è un momento, di solito quando sei in ritardo e lui decide che proprio quel giorno il “seduto” è un concetto astratto, in cui ti chiedi se stai sbagliando tutto. E la risposta, spesso, è sì, ma non per mancanza di amore o impegno. È perché un errore nell’educazione del cane è incredibilmente comune, e si infiltra nelle giornate come una piccola abitudine che sembra innocua.
L’errore più diffuso: la mancanza di costanza
Se dovessi scegliere una sola cosa da sistemare, sarebbe questa: la mancanza di costanza. È il classico “oggi sì, domani vediamo”, che per noi è flessibilità, per il cane è caos.
Il cane non ragiona per eccezioni. Ragiona per associazioni ripetute. Se una regola cambia a seconda dell’umore, dell’ora o di chi tiene il guinzaglio, lui farà l’unica cosa logica dal suo punto di vista, proverà tutto finché qualcosa funziona.
Ecco come si presenta, nella vita reale:
- oggi il divano è vietato, domani “vabbè, dai, solo per cinque minuti”
- una volta salta addosso e lo accarezzi perché “è felice”, un’altra lo scansi perché ti sporca
- al parco lo richiami e a volte lo rimetti al guinzaglio subito, altre lo lasci correre
Risultato? Il cane non sta “sfidando” nessuno, sta semplicemente imparando che le regole sono negoziabili.
Punizioni fisiche e urla: sembrano efficaci, ma rompono la relazione
Quando la frustrazione sale, è facile alzare la voce. Succede. Ma urlare o punire fisicamente è uno di quegli interventi che sembrano funzionare perché il cane si blocca. In realtà non sta capendo, sta evitando.
Nel tempo, questo può creare due strade poco piacevoli:
- paura, con segnali come coda bassa, evitamento, rigidità
- ansia o reattività, quando il cane non sa più cosa aspettarsi da te
Il punto è semplice: se ti associa a tensione e minaccia, non ti segue perché si fida, ti “obbedisce” perché si protegge. E quella non è educazione, è sopravvivenza.
Se vuoi una bussola pratica, pensa a questo: costruisci collaborazione, non sottomissione. Il cuore dell’addestramento moderno è la chiarezza, non la pressione, e su questo la scienza del comportamento (cioè il condizionamento) è piuttosto esplicita.
Ripetere i comandi: il cane impara a ignorarti
Un altro errore che vedo ovunque è la ripetizione eccessiva dei comandi. “Seduto, seduto, seduto… dai… seduto!”. Senza accorgertene, stai insegnando al cane che il comando non vale alla prima.
La regola d’oro è questa: dillo una volta, poi aspetta.
Se non risponde, non è “testardo” per forza. Potrebbe:
- non aver capito davvero il comando
- essere distratto
- non essere ancora pronto in quel contesto (troppi stimoli)
- non avere una motivazione sufficiente
In quel caso è meglio fare un passo indietro, semplificare e ricostruire.
Altri scivoloni frequenti (che sembrano piccoli, ma non lo sono)
Sessioni troppo lunghe o troppo intense
Sessioni di addestramento troppo lunghe stancano la mente del cane. Dopo un po’ non è che “non vuole”, è che è pieno. Meglio poco e spesso, con micro obiettivi.
Suggerimento pratico:
- 5-10 minuti
- 1-2 esercizi per sessione
- chiusura con qualcosa che sa fare bene
Regole contraddittorie
Contraddirsi nel dare regole è come cambiare la segnaletica mentre qualcuno guida. Se “non si mendica a tavola” vale solo quando hai ospiti, il cane continuerà a provarci, perché ogni tanto funziona.
Premiare troppo tardi
Lodare troppo tardi è un classico. Il cane collega azione e conseguenza in un tempo brevissimo. Se premi dopo qualche secondo, rischi di rinforzare altro, come l’essersi alzato o l’aver abbaiato.
Comandi complicati o sempre diversi
Per lui le parole sono suoni. Se oggi dici “vieni”, domani “qui”, dopodomani “dai su”, stai chiedendo di indovinare. Scegli comandi brevi, sempre uguali e usali con coerenza.
Una mini check-list per correggere subito
- Decidi 3 regole base e rendile sempre valide.
- Sostituisci urla e strattoni con gestione (distanza, calma, guida).
- Pronuncia il comando una sola volta.
- Premia entro 1-2 secondi dal comportamento corretto.
- Allenati poco, spesso, e finisci con un successo.
Alla fine, l’errore più diffuso non è “non saper addestrare”, è voler risultati immediati senza una rotta stabile. Quando invece metti costanza, chiarezza e tempismo al centro, succede una cosa quasi commovente: il cane smette di “provare a caso” e inizia davvero a fidarsi del tuo linguaggio. E a quel punto, tutto diventa più semplice, per entrambi.




