C’è un momento, quando apri la porta sul giardino, in cui capisci subito se la giornata sarà serena oppure no. Io lo capisco dal rumore: quel “gratt-gratt” energico, felicissimo, e poi il colpo finale. Buche. Sempre buche. La buona notizia è che, quasi sempre, non è “dispetto”, è un messaggio. E se impari a leggerlo, puoi davvero cambiare la situazione senza guerre fredde con il tuo cane.
Perché il cane scava (e perché non smetterà “da solo”)
Scavare è un comportamento naturale, legato all’istinto e al bisogno di adattarsi all’ambiente. Non è un vizio, è una strategia. E spesso, nel giardino di casa, si attiva per motivi molto concreti:
- Noia e poca stimolazione mentale
- Poco movimento e energia in eccesso
- Caldo, per cercare terra più fresca dove sdraiarsi
- Tesori da proteggere, come ossi, snack, giochi
- Tensione o eccitazione, anche dopo una giornata “troppo piena”
- Stimoli esterni, odori di altri animali, rumori, passaggi vicino alla recinzione
Se ti suona familiare, ci sei: non devi “eliminare lo scavo”, devi ridurre le cause e dare un’alternativa.
La soluzione che funziona più spesso: più attività, ma fatta bene
Aumentare l’esercizio non significa solo “uscire di più”. Significa tornare a casa con un cane soddisfatto, non solo stanco.
Prova così:
- Passeggiate più lunghe e con percorso variabile, nuovi odori uguale mente più calma.
- Inserisci 5-10 minuti di giochi di ricerca (nascondi un bocconcino nell’erba, poi “cerca!”).
- Aggiungi mini sessioni di addestramento (seduto, resta, target), sono faticose mentalmente e scaricano tantissimo.
Qui entra in gioco anche l’idea di arricchimento ambientale, in pratica rendere la vita del cane più interessante e prevedibile al punto giusto, un concetto vicino a ciò che studia l’etologia.
Supervisione e rinforzo positivo: il tempismo cambia tutto
Sembra banale, ma è la differenza tra “oggi ha scavato” e “oggi ho cambiato una routine”.
- Se puoi, non lasciarlo solo in giardino per lunghi periodi.
- Se lo cogli mentre inizia, interrompi con un suono neutro, un fischio o un battito di mani, senza rabbia.
- Subito dopo, proponi un’alternativa (gioco, richiamo, ricerca).
- Quando smette e si calma, premia con attenzione o un boccone.
Due cose da evitare: inseguirlo urlando (lo trasforma in gioco) e punirlo dopo (non collegherà la buca al rimprovero).
La mossa furba: creare una “zona scavo” e farla diventare irresistibile
Se il tuo cane ama scavare, proibire tutto è dura. Molto meglio canalizzare.
Come creare l’area dedicata
- Delimita un angolo con bordi bassi o una piccola recinzione.
- Riempilo con sabbia o terra soffice (tipo sabbiera).
- Ogni tanto, seppellisci lì un gioco o qualche crocchetta.
Quando scava altrove, reindirizzalo con calma nella zona consentita. Nel giro di qualche settimana, molti cani “spostano” l’abitudine dove conviene a tutti.
Deterrenti fisici: bloccare le aree critiche senza stress
Se scava sempre negli stessi punti, soprattutto vicino alle recinzioni, usa soluzioni pratiche:
- Rete sotterrata (plastica robusta o metallo) a pochi centimetri sotto la terra, impedisce di approfondire.
- Pietre grandi parzialmente interrate o elementi d’arredo che rendono scomodo iniziare.
- Zone “a rischio” temporaneamente chiuse con barriere leggere.
Sono interventi semplici, ma molto efficaci perché riducono l’opportunità.
Deterrenti olfattivi (e piccoli trucchi) da usare con criterio
Alcuni cani evitano certe aree se l’odore non piace:
- Succo di limone diluito in acqua spruzzato nei punti problematici
- Bucce di agrumi interrate superficialmente
- In alcuni casi, palloncini gonfi sepolti poco sotto (possono scoppiare e spaventare), soluzione da valutare con cautela se il cane è sensibile o ansioso
L’obiettivo non è spaventarlo, ma rendere meno interessante quel punto.
Quando serve una mano in più
Se lo scavo è ossessivo, accompagnato da ansia, vocalizzi o fuga, non intestardirti. Riduci l’accesso al giardino senza supervisione e valuta un confronto con un educatore: a volte basta correggere due dettagli della routine per ritrovare un giardino intatto e un cane più sereno.
Il punto, alla fine, è questo: la buca non è il problema. È il sintomo. E quando rispondi al bisogno giusto, spesso smette di “parlare” con la zappa.




