Ti è mai capitato di aprire un sacco di crocchette, sentire un odore “strano” e pensare, per un secondo, che forse il risparmio non fosse proprio un affare? È una sensazione comune, e spesso è lì che inizia la domanda più scomoda: cosa succede davvero, mese dopo mese, quando un cane o un gatto vive di crocchette economiche?
Cosa c’è davvero dentro (quando il prezzo scende troppo)
Quando un alimento costa pochissimo (spesso sotto i 3-5 €/kg), di solito non è perché qualcuno ha “scoperto il trucco”, ma perché si risparmia su materie prime, controlli, o formulazione.
Nelle ricette più economiche compaiono spesso:
- Sottoprodotti di origine animale, cioè parti meno pregiate che possono essere nutrizionalmente variabili
- Molti cereali (mais, grano, soia) usati come riempitivi, utili per la struttura della crocchetta ma non sempre ideali in grandi quantità, soprattutto per animali con sensibilità
- Additivi appetizzanti (aromi, grassi spruzzati in superficie) per rendere “goloso” un prodotto che, di base, lo sarebbe poco
- Sale e conservanti, necessari a stabilizzare un alimento molto secco e conservabile a lungo
Il punto non è demonizzare ogni crocchetta, alcune sono formulate bene, ma capire che nelle versioni più economiche aumenta il rischio di una dieta sbilanciata.
Il processo che cambia il cibo (e il corpo)
Molte crocchette nascono tramite estrusione, un processo ad alta temperatura che cuoce e “gonfia” l’impasto. È pratico, sicuro se ben controllato, ma ha un effetto collaterale: può ridurre parte di vitamine e componenti sensibili al calore. Per questo, spesso i produttori devono reintegrare con premix vitaminici e aromi post-cottura.
Poi c’è un dettaglio che molti trascurano: l’umidità. Le crocchette sono molto secche. Se l’animale beve poco (capita spesso, soprattutto nei gatti), nel tempo può comparire una tendenza a feci dure, stipsi o fastidi digestivi. Non è una condanna automatica, ma è un campanello da ascoltare.
I segnali che si vedono prima, e quelli che arrivano dopo
Nel breve periodo i segnali tipici, quando un alimento non “gira” bene, possono essere:
- Feci molli, diarrea o alternanza irregolare
- Flatulenza e gonfiore
- Vomito sporadico, soprattutto a stomaco vuoto
Nel lungo periodo, invece, il quadro può diventare più subdolo. Alcuni animali sviluppano:
- Allergie o intolleranze, con prurito, arrossamenti, otiti ricorrenti
- Dermatiti e pelo opaco, spesso legati a un apporto non ottimale di acidi grassi essenziali
- Tendenza all’obesità, perché molte ricette economiche puntano su carboidrati e densità calorica, e le porzioni “a occhio” non perdonano
- Problemi dentali, perché la crocchetta non è uno spazzolino, e se è ricca di amidi può favorire placca e tartaro
- Squilibri metabolici (in animali predisposti) come diabete o infiammazione cronica di basso grado
Non significa che “succederà per forza”, ma che la probabilità aumenta se la dieta resta invariata per anni e l’animale non è seguito con controlli regolari.
Contaminazioni, irrancidimento e ospiti invisibili
Un altro lato poco romantico è la conservazione. I grassi nelle crocchette possono irrancidire con calore e umidità, e un sacco aperto male diventa un piccolo ecosistema.
In alcune situazioni, soprattutto in ambienti umidi, possono proliferare microrganismi o acari da dispensa come Tyrophagus putrescentiae, associati a prurito e irritazioni in soggetti sensibili. Qui spesso non è “la marca”, è la combinazione tra prodotto molto grasso, stoccaggio lungo e casa non proprio asciutta.
Come leggere l’etichetta senza impazzire
| Cosa guardare | Meglio se… | Segnale di risparmio |
|---|---|---|
| Prime voci in lista | proteine animali chiare | tanti cereali nelle prime posizioni |
| Grassi | fonte indicata | “grassi animali” generici |
| Additivi | pochi e necessari | molti aromi e appetizzanti |
| Ceneri e fibra | valori coerenti | ceneri alte senza spiegazioni |
Alternative realistiche (senza rivoluzioni impossibili)
Se vuoi migliorare senza stress:
- Passa gradualmente a una crocchetta con ingredienti più chiari e proteine meglio definite.
- Aggiungi umido di qualità o un po’ di acqua tiepida alle crocchette, se il veterinario lo approva.
- Ruota le proteine nel tempo, con criterio, per ridurre monotonia e sensibilizzazioni.
- Conserva il sacco in luogo fresco e asciutto, meglio in contenitore ermetico, e non oltre i tempi consigliati.
Alla fine, il “lato oscuro” non è una storia horror, è una somma di piccole scelte ripetute ogni giorno. E la buona notizia è che, appena inizi a guardare davvero cosa finisce nella ciotola, hai già acceso la luce.




