Call center truffa: la frase da non dire mai per proteggere i tuoi dati

Ti squilla il telefono, rispondi distrattamente, magari mentre stai cucinando o uscendo di casa. Dall’altra parte una voce gentile, sicura, persino premurosa. E in pochi secondi ti ritrovi a pensare: “Ma io ho detto solo una parola, cosa può succedere?”. Ecco, è proprio lì che spesso si gioca la partita della truffa telefonica.

La frase da non dire mai (e perché è così “banale”)

La frase, o meglio la singola parola, da evitare con numeri sconosciuti o chiamate “commerciali” non richieste è: “Sì” (o varianti tipo “Confermo”, “Va bene”, “Ok”).

Sembra assurdo, lo so. Però in alcuni raggiri la chiamata viene registrata e il tuo assenso, estrapolato dal contesto, può essere usato per far sembrare che tu abbia accettato:

  • l’attivazione di un servizio
  • un cambio di fornitura
  • un nuovo contratto
  • una conferma di dati “per sicurezza”

Non è magia, è una forma di ingegneria sociale molto vicina al phishing, solo che qui il “link” sei tu, con la tua voce.

Perché funziona anche con chi si crede prudente

La cosa più insidiosa è la costruzione della conversazione. Spesso parte con domande a cui istintivamente rispondi “sì”, perché sembrano innocue:

  • “Lei è il titolare della linea?”
  • “Parlo con il signor, la signora…?”
  • “Mi sente bene?”
  • “Conferma che abita ancora in…?”

A quel punto, se sei già entrato nel ritmo, dire “sì” diventa automatico. E quando sei in automatico, abbassi le difese su dati personali e consenso.

Cosa dire al posto di “sì” (senza essere scortesi)

Non serve diventare aggressivi. Serve diventare chiari. E soprattutto, evitare risposte “utilizzabili”.

Ecco alternative semplici:

  • “La sento, mi dica pure” (al posto di “Sì, la sento”)
  • “Sono io, ma non autorizzo nulla per telefono”
  • “Non do consensi vocali, inviatemi tutto per iscritto”
  • “Mi dica il nome dell’azienda, il suo codice operatore e il motivo della chiamata”
  • “Richiamo io tramite il numero ufficiale che trovo sul sito o in bolletta”

Se insistono per una risposta secca, ripeti calmo: “Non do conferme vocali”.

I segnali che devono accendere l’allarme

Quando una chiamata è legittima, di solito non ha fretta. Quando è una potenziale truffa, spesso spinge, stringe, mette ansia.

Presta attenzione se noti:

  • urgenza (“Solo oggi”, “Scade tra un’ora”)
  • pressione (“Deve confermare subito”, “Altrimenti perde lo sconto”)
  • richiesta di codici (OTP, PIN, password, codici via SMS)
  • richiesta di documenti o foto di carta d’identità
  • richiesta di dati bancari (IBAN, numero carta, CVV)
  • confusione voluta (troppe informazioni, frasi rapidissime, cambi di argomento)

Una regola pratica che mi ripeto sempre: chi ti vuole davvero proteggere non ti chiede mai di “provare” che sei tu con codici o password al telefono.

Risposte “sicure” e risposte “rischiose”

SituazioneRisposta rischiosaRisposta sicura
“Mi sente?”“S씓La sento, parli pure”
“Conferma i dati?”“Sì, confermo”“Non confermo dati al telefono”
“Accetta l’offerta?”“Ok”“Invii proposta scritta, la valuto”
“Le mando un codice, me lo legge?”“Certo”“No, i codici non si comunicano”

Mini checklist subito dopo una chiamata sospetta

Se hai il dubbio di aver detto troppo, fai tre cose, senza panico:

  1. Annota data, ora, numero chiamante, cosa ti hanno chiesto.
  2. Controlla eventuali SMS o email arrivati in quel momento (spesso sono parte della manovra).
  3. Verifica solo da canali ufficiali (area clienti, numeri presenti su documenti, sportelli).

La buona notizia è che basta pochissimo per ridurre il rischio. A volte la differenza tra una giornata normale e un guaio nasce davvero da una parola sola. E sì, proprio quella.

Redazione Fan News

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